Sanremo 2024: alla fine della prima puntata la sala stampa incorona Loredana Bertè, ma il vero vincitore è Marco Mengoni.

Mengoni

Il quinto Festival di Sanremo consecutivo di Amadeus parte con Marco Mengoni, come da tradizione, il vincitore dell’anno precedente, che quest’anno diventa anche co-conduttore della prima puntata.

Marco Mengoni apre con un brevissimo monologo dedicato alla musica e al Festival, prima di presentare il conduttore e direttore artistico dell’evento musicale italiano più seguito d’Italia, che entra in giacca bianca e pantalone nero. Forse dato il fatto che sia daltonico, Amadeus forse non ha notato che si è vestito in omaggio alla Juventus e non alla sua amata Inter.

Mahmood
Mahmood, dopo due vittorie nei Big di Sanremo, torna in gara con “Tuta gold” che per la sala stampa entra in Top 5 alla numero cinque

Marco Mengoni è il vero mattatore di questa serata: non solo regala una performance da brivido con un medley di 10 minuti dei suoi grandi successi, ma conduce in modo spigliato, fresco e disinvolto anche l’evento più atteso dell’anno, come un co-conduttore navigato ed esperto.

Parte subito la gara, che durerà fino alle 2.18, con Clara che dopo aver vinto Sanremo Giovani ed essere una delle protagoniste di “Mare fuori” ci regala la prima bombetta della serata: “Diamanti grezzi”, scritta tra gli altri con Katoo, l’hitmaker di tanti artisti come Elodie e Marco Mengoni, è potente e carica e la sentiremo tanto. Ottima prova per il suo debutto.

Tocca poi a Sangiovanni, che questa volta ci fa rimpiangere molto la ‘mariposa’ di due anni fa. “Finiscimi” risulta un brano che non esplode mai e che rischi di skippare dopo appena 30 secondi; più che ‘finiscimi’ è davvero uno ‘sfiniscimi’. Porta invece la magia gitana e folk il brano di Fiorella Mannoia intitolato “Mariposa”, casualmente dopo Sangio, che fa impazzire tutto il pubblico dell’Ariston.

Arrivano i tanti discussi La Sad che debuttano a Sanremo con “Autodistruttivo”, ma a parte l’effetto polemica, i ragazzi non sono niente di che: quasi tutti bravi in intonazione, ma la canzone è davvero una robetta tanto che mi chiedo quanti soldi abbia preso Riccardo Zanotti per apporre la sua firma a questo brano. I Green Day sono ben altra cosa e la versione di Wish non funziona, nonostante il messaggio sia importante e da condividere sempre.
Irama torna ad emozionare dopo la potente ed incredibile “Ovunque sarai” con la sua “Tu no”, che seppure ricorda “Apologize” degli OneRepublic è davvero una ballad potente e incredibile con un’apertura nel ritornello davvero da grande orchestra, come quella dell’Ariston.
Vorrei sapere quanti soldi ha preso Zanotti per apporre la sua firma a questa cosa.
Marco Mengoni regala le emozioni della sua “Due vite”, che l’anno scorso conquistò il cuore di tutti, vincendo l’edizione numero 73, a dieci anni esatti da “L’essenziale” e portando un ottimo risultato all’Eurovision Song Contest.
Ghali fa Ghali, con un brano orecchiabile dal tema importante, con la presenza a “Casa mia” di una figura aliena a metà tra un ippopotamo, una pantegana ed un maiale; cosa penserà di questo nostro pazzo mondo? Poi è la volta dei Negramaro, che tornano a Sanremo 19 anni dopo la loro prima volta tra i giovani di Sanremo dove furono eliminati e per la prima volta tra i Big con una delle poche ballad presenti in gara quest’anno.
Poi è la volta di un breve intervento di Fiorello, che si prepara alle 3 di notte, se andrà bene, di fare il suo personalissimo DopoFestival con il suo “Viva RaiDue – Viva Sanremo”; il tutto prima di far ascoltare a tutto il pubblico il brano di Annalisa che martellante con il suo ‘quando, quando, quando, quando’ si appresta “Sinceramente” a poter essere la trionfatrice anche dell’Eurovision Song Contest a Malmo in Svezia.
Mahmood prova il triplete, ma questa “Tuta gold” delude molto: non ha una costruzione completa e non rimane niente da ricordare, se non il carico della pistola, ma già visto in “Barrio”, sarà anche molto lontano dalla Top 5. Si passa ad un altro vincitore di Sanremo, Diodato che non regala quella emozione particolare di “Fai rumore” con “Ti muovi”: un pure bel brano, ma non meritevole di vittoria.
Loredana Bertè
Dopo la prima puntata di Sanremo 2024 a trionfare per la sala stampa è Loredana Bertè con il brano “Pazza”
Loredana Bertè merita il podio con questo brano “Pazza”, che ripercorre la sua vita con la sola energia e grinta che contraddistinguono la regina italiana del rock. E’ poi il turno di Geolier che è il Lazza di questa edizione con “I p’ me, tu p’ te” che, a differenza di quanto detto dal primo ascolto dei giornalisti, si capisce bene senza troppa difficoltà.
Alessandra Amoroso non osa, rimane fedele a se stessa, e porta la ballad perfetta per il palco dell’Ariston con “Fino a qui”, che sicuramente arriverà sul podio e che ricorda “Amore puro”, successo scritto da Tiziano Ferro per la cantante salentina.
Ok gli anni ’80 e il ritmo che trascina, ma ai The Kolors non può bastare questo: il testo di questo brano non lo canterebbe nemmeno Lucilla su YouTube per il suo pubblico fatto di bambini; inoltre “Un ragazzo una ragazza”, ‘che bacia lui, che bacia me’ l’abbiamo già sentito quest’estate. Invece seppure non costruito perfettamente, ‘la cumbia della noia’ di Angelina Mango ipnotizza grazie anche alla costruzione aiutata da Dardust ed Madame; peccato però per lo stylist perennemente cieco.
Medley incredibile quello di Marco Mengoni con i suoi successi più grandi, al pari di un qualsiasi artista internazionale. Ricordava una possibile performance di un vincitore di un qualsiasi Video Vanguard Award ai Video Music Awards americani. Un vero capolavoro. Non si può dire lo stesso del titolo preso da Il Volo per la loro terza partecipazione: “Grande amore” aveva dalla sua almeno un’apertura orchestrale da musical, qui abbiamo solo retorica, luoghi comuni e un brano pop molto banale.
Annalisa
Annalisa porta la hit martellante “Sinceramente” che potrebbe fare anche grandi numeri all’Eurovision Song Contest
Il debutto di Big Mama passa quasi inosservato, senza infamia e senza lode, con un brano che ci fa tenere sempre il tempo con i piedi, ma di cui rimane ben poco, forse anche per il numero eccessivo di brani che abbiamo ascoltato e che ancora dovremmo sentire. Incendiano con la loro energia, felicità e allegria i Ricchi e Poveri, che non vinceranno, ma regalano continui sorrisi con “Ma non tutta la vita”.
Emma è quella che stupisce, con “Apnea”, molto distante da quello che ha sempre proposto nella sua carriera: senza dubbio è nella sua migliore era anche per il look castano che la valorizza molto. Per Nek e Renga invece fate in modo che non ci siano mai problemi microfonici perché ascoltare due volte di seguito questa tortura sotto il nome di “Pezzo di te” non ce lo meritiamo per niente.
Sempre per il discorso “era meglio la prima”, anche per Mr. Rain funziona meglio “Supereroi”, rispetto a “Due altalene”; presentarsi per due anni consecutivi con due brani che funzionano è quasi impossibile. Il ritornello in parte c’è, un richiamo ad “Hide and seek” anche, ma non impatta come l’anno scorso. Poi forse la stanchezza, forse il fatto che l’iniezione di 30 brani tutti una volta è veramente troppo da affrontare iniziamo ad avere visioni spaventose.
Dai, Bnkr44 che sono decisamente qualcosa di irreale su quel palco, con “Governo punk” che è veramente un momento imbarazzante. Seguono Gazzelle che ci fa addormentare con “Tutto qui”, pur stando nel suo e Dargen D’Amico che ci risveglia con un bordello indefinito per la sua “Onda alta”, dove il messaggio importante non arriva veramente. Rose Villain sorprende nella strofa e pre chorus che mostrano una voce quasi perfetta e potente. Tutto bene fino a che non esplode in una trap fastidiosa con “Click boom!”
I Santi Francesi sono i Subsonica più pop e portano una performance davvero ben confezionata in tutto con la loro “L’amore in bocca”. Promossi. La stanchezza forse mi fa dire che comunque Fred De Palma con il suo “Il cielo non ci vuole” mi sia in fondo anche piaciuta in un qualche modo. Maninni migliora dalle prove ad oggi per un bel brano melodico che funziona sul palco dell’Ariston. Chiudono questa lunga ed un po’ estenuante maratona Alfa con il fischietto catchy per la sua “Vai!” e Il Tre, che merita un premio in più per essere stato l’ultimo a cantare in questa prima serata con la bellissima “Fragili”.

Arriva quindi la classifica finale della sala stampa che incorona Loredana Bertè come la più apprezzata della sala stampa:
1 Loredana Bertè “Pazza”
2 Angelina Mango “La noia”
3 Annalisa “Sinceramente”
4 Diodato “Ti muovi”
5 Mahmood “Tuta gold”
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Matteo Magazzù

Speaker e attore romano, ama la musica, il teatro, l'arte, il cinema, la televisione.

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