Cyrus Yung: “Dobbiamo iniziare a dire che il sogno americano non è tutto rosa e fiori. L’America è come un figlio viziato del mondo.”

Cyrus Yung

Nell’ultima puntata della Hit Chart Top 20 abbiamo avuto il piacere di intervista Cyrus Yung in occasione dell’uscita del suo singolo “Cartier”.

Con Cyrus Yung abbiamo parlato di come è nato il suo brano, delle sue influenze musicali, delle sue esperienze americane e dei prossimi progetti futuri.

Cyrus Yung
Questa è la cover ufficiale del secondo singolo di Cyrus Yung dal titolo “Cartier”

Ecco quello che ci ha raccontato Cyrus Yung durante l’intervista:

“Siamo in compagnia di Cyrus Yung che il 4 marzo ha pubblicato il suo secondo brano intitolato “Cartier”, che paragona la donna al più nobile dei gioielli, per raccontare di un amore puro e vero. Ci racconti come è nato questo brano?”

E’ nato una sera d’estate mentre ero a casa di un amico l’estate scorsa in Sardegna, in quelle calde notti estive in cui fissi le stelle. Avevo questo beat indie pop che poi è stato lavorato e sono riuscito a lasciarmi andare e di parlare a cuore aperto ad una donna che al momento non c’era. Poi adesso riascoltando il brano mi fa un certo effetto perché sembra proprio che parli della mia relazione attuale; incredibile! 

Per questo ho deciso di fare il videoclip con la mia ragazza perché rivedevo perfettamente le cose che sto provando ora nella relazione. “Cartier” è molto viscerale, è stata una canzone molto istintiva e parla del mio punto di vista nei confronti dell’amore. Il fatto poi di averlo coronato nella realtà è stata poi veramente una cosa inaspettata ma una vittoria.

“Le influenze musicali internazionali si sentono molto nel tuo lavoro da Kid Laroi a Post Malone, che sappiamo tu hai anche avuto modo di incontrare… Cosa ti ha colpito del loro lavoro? Ed è difficile portare quel genere musicale in italiano?”

Credo che Kid Laroi e Post Malone, pur non ascoltando soltanto loro, abbiano portato semplicemente loro stessi: parlano di qualcosa di reale, senza essere solo musica. Mi piace questa wave perché mi sento in contatto con chi fa arte e quando riesco ad entrarci in contatto mi appassiono e li ammiro molto. Far suonare le cose come suonano all’estero è una ricerca un po’ inutile; ci ho sbattuto la testa per due anni su questo e quindi ne parlo con cognizione di causa: non è figo fare qualcosa che assomigli a qualcos’altro.

Malone e Laroi per esempio rappresentano qualcosa per la loro fetta di pubblico, così come ogni artista per il proprio pubblico di riferimento. Hanno però un sound fresco, originale che arriverà prepotentemente anche in Italia perché la bella musica non si può fermare. Farlo in italiano non significa solo fare una sorta di copia/incolla ma coniugarlo con il paese dove sei. Sono in continua ricerca musicale.

“Seppure sei soltanto al secondo singolo, sono più di dieci anni che lavori alla tua musica: c’è stato un momento di sconforto in questi anni nel quale hai pensato di mollare? Cosa ti ha dato la forza di andare avanti?”

Quello che spinge me a continuare è quello che credo spinga tutti a continuare, ovvero la passione: ci sono giorni in cui mi dico ‘sei una merda’ ed altri in cui ‘sei un fenomeno’. Credo che sia così un po’ per tutti, non solo nel lavoro, ma anche nella vita vera e propria; nell’arte hai la possibilità però di disegnare sia la parte bella che quella brutta, per cercare di mettere in arte ogni emozione. Se riesci a trasformare in arte il malessere, ne trai un ricordo positivo creandone arte; non smetterò mai di esprimermi perché se riesci a trasformare qualsiasi cosa in energia, quello permette di farti stare bene.

Cyrus Yung
“Come in qualsiasi lavoro o nella vita stessa ci sono i giorni no e quelli in cui tutto va bene. Quello che mi spinge a fare musica ancora è la passione e la possibilità di esprimermi.” ha detto Cyrus Yung

“Si parla tanto dell’America, come paese libero e inclusivo, ma per colpa di una tua libera affermazione sei stato addirittura inserito in una lista “di persone non gradite nel paese”. Credi quindi ci sia molta facciata negli USA e più bigottismo che in Italia addirittura?”

A parte la mia questione che ha dell’incredibile, come tu hai detto: già essere bandito da un paese, a livello di libertà umana per me è follia. Essendo stato in America e vedendo come è l’Europa, posso assicurare che lì stanno completamente fuori di testa: deve finire questa idea che si sta meglio in America.

Oltre ad esserci differenze per un discorso meramente politico, dato che là esiste il razzismo nel vero senso della parola, come il caso di O. J. Simpson, e i fatti di cronaca sono pura realtà; in Italia e in Europa la situazione è nettamente migliore. Non voglio dire con questo che non esistano casi di razzismo anche da noi, ma la divisione in tante e numerose comunità afroamericane si possono riscontrare forse qui da noi in Francia o forse a Londra, e quella situazione ha un impatto forte su tutta la vita della comunità.

Gli Americani sono strani, girano con le pistole e sparano, ed è tutto così diverso che facendo una somma tra i pro e i contro, secondo me, si sta meglio in Europa ed in specifico in Italia, avendo viaggiato un bel po’, nel nostro paese c’è un bilanciamento della vita perfetto, che chi ci sputa sopra vuol dire che forse non ha mai realmente vissuto all’estero. L’America è un figlio viziato del mondo.

“Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri? Stai lavorando ad un album? Ci saranno delle collaborazioni in vista? E da cosa deriva il tuo nome d’arte?”

Sto lavorando al campionario per il look del nuovo videoclip che uscirà prossimamente e poi c’è sempre l’idea di continuare con il progetto di fare arte e continuare a vivere spensierata per esprimersi. Me la sto vivendo in freestyle se così vogliamo dire, ma finché possiamo farlo sono contento e vivo felice.

Per recuperare tutte le interviste passate clicca qui. Appuntamento con la Hit Chart Top 20 ogni lunedì in diretta dalle 20 alle 22 su SPREAKER e sul nostro sito ufficiale.

Matteo Magazzù

Speaker e attore romano, ama la musica, il teatro, l'arte, il cinema, la televisione.

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