Simone Paladini: “La ‘Luce di plastica’ era quella che vedevo durante il lockdown sognando la libertà e un cielo stellato”

Simone Paladini è stato uno dei protagonisti dell’ultima puntata della Hit Chart Top 20, nella quale ci ha parlato del suo nuovo singolo “Luce di plastica”.

Oltre a raccontarci del suo singolo, con Simone Paladini abbiamo parlato della sua carriera nella musica dall’inizio con il rap fino all’approdo al pop cantautoriale e del suo rapporto con i talent show.

Simone Paladini
Ecco la cover ufficiale del nuovo singolo di Simone Paladini dal titolo “Luce di plastica”, nato durante il lockdown

Ecco quello che ci ha raccontato Simone Paladini durante l’intervista:

“Siamo in compagnia di Simone Paladini che ci presenta il suo singolo “Luce di plastica” uscito il 3 novembre e nato durante il primo lockdown; nel quale costretto come tutti a fermarsi forzatamente, sono in parte sparite ansia e paranoia guardando un cielo stellato… Ci racconti meglio delle tue sensazioni e di come è nato il brano?”

Sono sparite diciamo è un parolone (sorride)… In realtà è stata proprio quell’ansia che mi ha portato a guardare questo cielo stellato. “Luce di plastica” deriva proprio da quel periodo in lockdown, perché seduto davanti alla tastiera in camera, mentre componevo e suonicchiavo, avevo questa lampadina fissa che mi guardava e mi dicevo “non ce la faccio più, voglio scappare”. Così con la mente mi sono trasportato in una spiaggia d’estate, un posto libero, per sentire un po’ di libertà che mi era mancata così come credo a tutti.

“Una frase mi ha molto colpito “chi ha deciso la disposizione delle stelle aveva sicuramente un sacco di tempo da perdere”. La pandemia ha costretto tutti a rallentare e fermarsi e per una persona ansiosa e paranoica come ti descrivi tu, cosa ha rappresentato? Sei riuscito a trovare un aspetto positivo se possibile da tutto questo?”

Qualcosa di positivo durante la pandemia sicuramente l’ho trovato perché ho scritto davvero tanto. Del resto le opzioni, chiuso in camera erano due: o scriviamo o ci buttiamo dalla finestra; quindi ho preferito rimanere davanti la tastiera e produrre qualcosa. Inoltre ho avuto il tempo di imparare ancora meglio a suonare il pianoforte, avendo tanto tempo a disposizione, perché in realtà avevo iniziato a prendere lezioni giusto un anno prima dell’inizio della quarantena. Per me posso dire quindi che nonostante tutto la pandemia sia stata produttiva.

“La tua carriera è iniziata nel mondo del rap della scena romana come se fosse un melodramma pieno anche purtroppo di eccessi e brutti momenti. Quando hai capito che dovevi allontanarti da quello stile di vita e cosa hai trovato invece nella musica più pop rispetto a quella rap?”

Penso che durante il percorso della mia vita il cambiamento sia arrivato prima a livello personale e poi artistico. Prima mi sono allontanato dagli eccessi e tutto quello che li circondava per poi avvicinarmi al contesto più cantautorale, più soft, leggera e distante da quello che facevo prima. Comunque anche in versione pop si può parlare di temi più forti e pesanti, così come nel rap non si parla solo di droga e di eccessi, come del resto erano anche i miei brani. Non ostentavo gioielli e collane prima perché non ce li avevo proprio né tanto meno sparavo come un gangster rapper, anche perché ‘se vola na pizza, so’ il primo che la pija’ (ride)

“Sei molto giovane, ma hai alle tue spalle comunque già diversi anni di carriera. Pensi che affrontare oggi un talent show possa essere controproducente per la tua carriera o è una strada che non hai scartato del tutto?”

Mi spaventano molto i talent show, perché una volta entrati là dentro è tutto molto rischioso. Credo che anche da vincitore non sia tutto rosa e fiori quindi tendenzialmente direi di no. Al momento direi di no però se mi contraddirò potrete dire tranquillamente che sono stato un ‘cazzaro’. Sicuramente può essere un ottimo trampolino di lancio, ma poi deve essere la bravura dell’artista a mantenere l’apice senza adagiarsi sugli allori.

“Come proseguirà il tuo percorso artistico? Stai già lavorando ad un album vero e proprio? Per quanto riguarda invece i live come stai pensando di affrontarli in caso in questo periodo?”

Sto iniziando a lavorare anche sui live. In realtà ancora non è deciso niente e quindi non spoilero nulla, perché non sono sicuro nemmeno io. Non sto lavorando propriamente al concetto di album ma piuttosto a diversi singoli che poi nel futuro potrebbero arrivare a diventare una raccolta, con un album. Fare un album adesso, con la rinascita di Simone Paladini, data la mia ricollocazione sarebbe un po’ un suicidio; ma del resto in questo periodo quasi tutti gli artisti si stanno dedicando più ai singoli che agli album.

Per recuperare tutte le interviste passate clicca qui. Appuntamento con la Hit Chart Top 20 ogni lunedì in diretta dalle 20 alle 22 su SPREAKER e sul nostro sito ufficiale.

Matteo Magazzù

Speaker e attore romano, ama la musica, il teatro, l'arte, il cinema, la televisione.

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